Bulimica Consapevolezza

 

 

Ciao Papo,
un paio di sere fa è successo da capo…

Treno, diario di viaggio…
Come da prassi, mentre io mastico gomma del Ponte, affianco ho alito di muflone che s’è mangiato tutti i cadaveri reperiti sopra e sotto al ponte. Non sazio lo racconta allegramente al telefono diffondendo tutto l’aroma nefasto che lo permea.
Di fronte ho coppia di fidanzati gay, entrambi con barbona curatissima, che guardano insieme un film nel tablet, uno dei due lo racconta a voce alta al suo compagno come se l’altro non stesse già giardando il film…
Dietro loro due c’è un marito chalabbreshe che per telefono spiega alla moglie chalabbreshe come chiudere l’acquha del pozzoh.
Osservare la varietà umana è straordinario!
Alito di muflone sceso, questo è ancora più straordinario!
Intanto il marito chalabbreshe fa cercare il manometro per mishurhare la pressihone dell’acqua alla moglie chalabbreshe ma mentre avanza questa richiesta, realizza che gli hanno svuotato tutta l’acquah del pozzoh. È un uomo distrutto. Smembrato sia come uomo e ancora di più ferito nell’orgoglio come chalabbreshe. Povero, un uomo in ginocchio, un chalabbreshe allo sbando. Fa morire in sé stesso bestemmie alla ‘nduja e soppressatta piccante.
Intanto il film va avanti, la trama si infittisce e il fidanzato gay che racconta ad alta voce lo svolgimento della storia viene fulminato con lo sguardo dal consorte che sembra dire al compagno: “Amore, non sono né rincoglionito, né ipovedente, sono solo Ricchione… e la tua logorrea d’amore è troppa pure per me…!!”.
Fermi tutti! No, non è il controllore, nuova chiamata dalla Cahlabbriah, problema in cucina alla presa della cohrrehnte… agli inquirenti scoprire chi e cosa verrà ritrovato domani in fondoh ad un pozzoh in Cahlabbriah…

Perché io, Te, Mamma e Totta sappiamo inventare Storie? Perché in un vagone del treno nel quale gli altri passeggeri erano infastiditi dal tono della voce troppo alto o si isolavano facendo finta di niente nei loro telefonini, perché io ci ho trovato Meraviglia per scrivere un pezzo Comico che fotografasse il momento surreale e divertente che stavo vivendo…!!? Perché sono capace di scriverlo così bene e di coinvolgere e far divertire le altre persone…!!? Perché ho questo “Potere” che in parte desidero ed in parte no perché non ho mai saputo far diventare mestiere e la mia insoddisfazione di fondo per avere una dote e non saperla usare ha logorato i rapporti con le Persone più Care? Perché questa dote mi ha salvato culo, pelle e Anima nel momento più duro della mia vita ed in parte ha salvato anche le Persone più Care? Quante Cose che girano largo ma tornano in ‘sto Folle Disegno più Grande di Noi che è la Vita. Quante Cose non capiamo perché da ‘sta parte dell’Infinito vediamo solo una parte parziale del Tutto non conoscendo e non sapendo niente dell’Altra parte dell’Infinito dalla quale Tu continui a far Capitare Prodigi.
Sì Papo, uscirà prima o poi il Tuo Disco, è pronto e finito da tre mesi ed è Bellissimo! Chiunque lo Sente rimane Stupito da tanta Bellezza e Professionalità! E’ una delle prime Cose che mi avevi detto dal Ponte, senza che io e Lei ci conoscessimo, quanto ci tenevi tanto che io Ti cantassi. L’altra era del Tuo Libro con i fumetti. Tu mi vedevi che cantavo le Tue canzoni insieme a Macilla e Scatolo e vedevi che Ti scrivevo e scrivevo e non smettevo mai e volevo che così Tu restassi Vivo nel quotidiano mio e di tanta gente che Ti leggeva. Tu mi dicesti tramite il Ponte che attraverso le Lettere, i Libri e il Disco io dovevo raccontare a ‘sto mondo da ‘sta parte dell’Infinito che “La morte non esiste!”. Papo, questo è il mio Scopo e il mio Motivo in ‘sto passaggio terreno? E’ questo ciò che devo fare per cui metterci tutto il mio impegno e la mia passione? Il Senso per me era anche tenere insieme la nostra famiglia, prima, poi costruire quella di Credo e Pazienza, si sono perse entrambe ed io Papo, il Senso l’ho perso. Per me il Senso non è realizzarmi da solo, io solo non so stare, mi dicono Tutti che il Senso è Trovarmi ed io so scrivere, come è il mio attuale momento:

Trascinarsi svuotati verso orizzonti verticali
tenersi chiusi nello scrigno di sé stessi
aprirsi al pubblico ludibrio
scopare l’Amore
Carezzare il dolore
non dipendere dall’altro, bastarsi
ripetizione ossessivo compulsiva dello smarrirsi
Infiniti percorsi dell’Essere
né mezzo vuoto, né mezzo pieno, solo bicchiere
sotto il getto dell’acqua corrente
la prima che entra riempie e rimane, per sempre
il resto del flusso colpisce la superficie e straborda
non sono persone, quelle passano, cambiano, resistono
sono ataviche Emozioni, Passioni, Propensioni, Bisogni
che sostano, avanzano, persistono, nutrono e mancano
sono Chi e Come sei Tu.

Papo, so come non voglio più sentirmi e so che in fondo a me c’è sempre lo slancio Vitale dell’andare Avanti:

Nulla è più nostalgico che continuare a raccontarti una Storia che Senti, Respiri e Vivi solo tu.
Nulla è più spiazzante che sentirti patetico.
Nulla è più disarmante che spogliarti di tutto e restare nudo e indifeso.
Nulla è più vero che le giornate di merda passano, tutte.

Cicatrici
sanguinano
ogni volta che tenti di distruggerti
con le tue stesse mani.
Canta l’Orizzonte
ed è più Forte
di ogni volontà autolesiva.

Papo, io non penso di saper scrivere, io penso di riuscire a Sentire le Cose e riuscire a trovare le parole esatte per me per esprimere le mie emozioni ed i miei stati d’animo, ci vuole coraggio per farlo, molto di più che talento e bravura. Questo è il Nostro Talento:

Nacqui implume e lo rimasi fin quando la colonia di peli invasori dal pube conquistò il Regno di Bomborino, ormai quattro lustri orsù, alla tenera età di anni 21. La paternità, altri due lustri a seguire, ad anni 31 mi fece spuntare ali di pelazzi sulla schiena, sotto le scapole, là dove agli angeli spunta ciò che li fa liberare in volo. Sebbene per ¾ sia Sensibile oltre la più Acuta forma di Ricchionaggine, il ¼ di Neanderthal che mi abita, non realizza sopracciglia ad ali di gabbiano, tagli di barba e capelli spaziali, depilazioni, cerette e affini, ma quando il frutteto di peli in subaffitto sulla mia schiena comincia a perdere ghiande, bacche e foglie, un paio di volte l’anno, devo provvedere alla potatura. Ho provato da tre estetiste diverse, per la loro incolumità, per non prenderle a pugni, povere, io maschio sono, se pure solo per ¼, riconosco e mi è proprio il dolore di un pugno in faccia, di un calcio sugli stinchi, la sofferenza dell’epilazione del pelo non mi appartiene e la soffro più della somministrazione di supposti oggetti ergonomicamente affusolati per via supposta.
Ecco, maschio di mezza età, se il problema sopra descritto affligge anche Te, non affrontare mai da solo i tuoi peli e soprattutto il tuo Destino da solo con la crema depilatoria! Mai!
Segue conta dei caduti a causa di tale scellerata scelta:
– l’acidità della crema depilatoria mi ha lievemente ustionato parte dell’epidermide;
– lo strofinamento con asciugamano bagnato, per rimuove il vello, mi ha procurato un’abrasione sull’ustione;
– la torsione innaturale delle braccia, diventata una vera e propria chiave articolare, nel tentativo di arrivare a rimuovere anche il pelo ubicato nell’anfratto più irto di me, mi ha slogato entrambe le spalle;
– i cazzi dei peli ubicati negli anfratti più irti di me, col cazzo che sono riuscito a rimuoverli, non ci sono proprio stati cazzi! Ho provato a staccarmi un braccio ed usarlo come prolunga dell’altro ma non c’è stato verso…
Risultato: ho ottenuto sulla mia schiena un tricolor, stile campionario di negozio di piastrelle: rosa lucido, rosa opaco, cotto fiorentino e moquette.

Trovare e Fare lo Straordinario racchiuso nelle cose normali, negli sbagli, negli errori di valutazione e nelle minchiate. Saperci giocare, saperle raccontare e renderle uniche come Unici siete Tu, Totta e Noi. Papo, perché non ci è toccato di essere standard e gestire la routine come a tanti?
Nel bene e nel male io continuo a Stupirmi di tutto o quasi, sarà il mio lato Bambino, sarà la mia Curiosità, sarà che non so quando sarà ma Sarà ed allora ho scritto così alla Editor e alla Persona che c’è dentro la Professionista:

Ciao,
vedo che stai bene e sei avvinta dalle tue cose quindi non ti faccio domande retoriche che a prescindere non ti farei. Chiusa questa polemica con me stesso ti domando: come si fa e soprattutto come faccio io a fare l’autore e lo scrittore? O come faccio a dimenticarmi di ‘sta cosa per sempre? A 43 anni, riscontrando quanto mi diverto, mi piace e mi fa bene scrivere, poesie, battute, racconti divertenti e/o romantici, realizzo che o me ne dimentico per sempre o mi ci dedico con costrutto e impegno. Da fuori mi dicono in moltissimi che quello di scrivere è il mio talento e la mia dote. Io da dentro lo so e ci sto bene a farlo ma a mio modo che è per lo più bearmi delle mie capacità ma senza impegnarmici troppo, forse per paura di far fatica? Forse per paura di non riuscire? Certo non voglio più pensare che avrei potuto ed invece… cerco una ricetta per capirmi ed uscire da questo circolo vizioso.
Grazie!
Ciao!
A.

Papo, il 26 giugno vado a trovarla ed impostiamo il Nostro Lavoro. Partiamo da qui:
Tu Papo: “Papi, ti piace questo nome: Odamazzakuya”.
Io: “Si bello! Che nome è? “.
Tu: “Il nome di quando mi reincarno in un indiano!”.
Parto da quell’uccellino che mi zompetta sereno vicino ai piedi, eri Tu o lo hai mandato Tu?
Parto dalla stra davanti alla Nostra macchina, con Totta, non sappiamo precisamente dove andare ma intanto andiamo ed Insieme ci viene Sempre Bene!

Sì Papo, tranquillo non mollo, nemmeno quando come ieri sera svuoto la dispensa tentando di suicidarmi a botte di carboidrati, altro bis… ieri sera ho mangiato ininterrottamente dalle sei e mezza a mezzanotte. A volte va così e bisogna accettarlo, bisogna solo capire il perché. La consapevolezza è già qualcosa ed io se pure non so gestire la mia attuale vita, sono totalmente presente e consapevole di Tutto. Cammino, devo capire come difendermi, spesso da me stesso, Tu Divertiti, Sempre!
Papà

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