Parole

 

Ciao Papo,

oggi rendiamo omaggio alle Parole. Quel filo sottile ma saldo che ci tiene legati insieme.

Totta e la scoperta della scrittura. Scriveva interminabili strisce di lettere ripescandole nella memoria e tutta entusiasta mi chiedeva: “Papà cos’ho scritto?”. Io provavo a decodificare la lunga striscia, gliela sillabavo e lei ci restava un po’ male perché pensava di aver scritto qualcosa di senso compiuto… ma la sua logica inscalfibile restava granitica! Quando andavamo a casa di qualche amico vi portavate sempre dei giochi che puntualmente dimenticavate nelle altrui dimore, sicché spesso ci raccomandavamo che non dimenticaste niente. Totta sull’uscio di casa con in testa un cappello di Halloween, tutta seria fa: “Questo cappello da strega così bello me lo dovrò dimenticare da Sveva perché è suo…”.

 

Le parole del Piccolo sono una scoperta,

un esperimento,

un affascinante tormento.

Per noi grandi sono solo convenzioni

e non fan ridere se non pronunciate da comici, coglioni e minchioni.

E non fan ridere se non son volgari

o se non portano a concludere buoni affari.

Le parole del Piccolo son le parole di tutti i piccoli,

di ognuno contengono la singolare diversità

che ogni capolavoro umano ha in sé.

Fino a quando una merendina e poi un paio di scarpe

non omologheranno a pensare e a pronunciare tutti le stesse parole,

quelle delle regole di mercato.

Le parole dette e non dette comunque ti salvano da impaccio e imbarazzo.

Le parole son qualcosa in più e qualcosa in meno di uno straccio.

Le parole sono magia, rispetta le parole, il silenzio e lo scorrere delle ore.

 

Tu Papo: “Di soprannome mi chiamo Uomo Tigre e di sotto al nome mi chiamo Falco Persona!”.

 

Parole

arrotano arrotolano arrovellano

arrotondano abbondano languono

piangono sanguinano spargono

tornano vanno sanno

hanno sonno son vispe

sono

mai per caso

a volte per sbaglio

certo se sbadiglio mi ripiglio

colle virgole, per inciso, tra di loro stanno meglio.

Sono le parole,

alla bocca dirle, alle mani toccarle,

agli occhi vederle, al naso annusarle,

al cervello saperle, al cuore capirle.

Perché a volte s’alzano dal foglio e vengono a bussare,

a noi aprirci e lasciarle entrare.

 

Io: “Papo, me lo dai un bacio?”. Tu: “No, li ho finiti!”.

 

Ciao Ragazzo delle Parole che non finiranno mai!

Papà

 

24 marzo 2017

Lettera 179

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