Scrivere

 

 

Ciao Papo,

tra qualche giorno compi 11 anni. Li compi lo stesso gli anni anche di là dall’Infinito? Cosa vuoi per regalo? Posso farti ancora dei regali? Io ti ho regalato al mondo intero scrivendo la tua storia. Questo sapevo e volevo fare. Spero ti torni utile in tutti i tuoi prossimi cammini tra i vari corpi e le varie forme che attraverserai. Io intanto continuo a scrivere.

Ho una mania: scrivere, scrivere ovunque sia.

Scrivere per capire, regalare e restare.

Scrivere per andare, trattenere e lasciare.

Scrivere per dimenticare, parlare e tanto per fare.

Scrivere per incidere, scherzare e carezzare.

Scrivere per vivere, bussare, e ridere.

Insomma scrivere che è un po’ vivere,

ma senza fretta, angoscia e agonia,

seguiti da mostri che sposto col dito e bacio la regina

faccio scacco al re e mi siedo sulla sua latrina.

Lavo i denti, mangio fresco,

mangio sano e mi pulisco il deretano,

questo lo so e non mi basta, cos’è il sugo senza la pasta!?

Non è bisogno solo mio, ma di mamma,

dell’amico, dello Zio.

Se non coltivi compri, se non semini t’inaridisci,

se ti mieti cresci.

Approciati, appropriati di te stesso

e vedrai quanto ti stupisci.

Serve poco, un minuto, è una scoperta,

tutto quel che manca lì resta,

perché sei pieno, pago di quel che sei

delle tue mani, del tuo cuore e della tua testa.

Non so se è un dono,

non so se è un vizio,

so per certo che non è solo uno sfizio.

È guardare, ascoltare, sapere e non toccare,

sedersi e aspettare,

è alzarsi e farsi male.

È semplice necessità umana,

condividere e raccontare,

unire e dividere,

senza vincere, senza premi,

è più bravo chi meglio riesce a lasciarsi andare.

È quel che non esiste e basta inventarlo.

È piacere, viaggio, scoperta e semplice utopia.

Forse follia, a volte delirio.

Crea scompiglio,

arriccia ed imbianca i capelli,

è sveglia all’alba e canto d’uccelli.

È tutto e non è niente,

è sabbia o solo un dente,

è quel che sono e quel che lascio.

È un gioco ed un impaccio,

è velluto e scorbuto

carta e qualche straccio.

È libertà in una cella,

è gabbia in mezzo al mondo,

è aperto quando è chiuso

è fiato, sospiro ed io ne abuso

perché non basta solo il tuo Bel muso.

Sabato vado alla libreria esoterica a cercare dei libri che raccontino come si fa a viverti. Come si fa a starti vicino. Come si fa a non morire dentro di nostalgia.

Quegli occhiali Papo sono i miei, me li avete regalati Tu, Totta e Mamma, come Te continuo a guardare in alto, tra quelle nuvole, ti cerco ma non ti vedo, ma ti sento, devo imparare a farmelo bastare.

Bello, quando non sei troppo preso passa a salutare, non è che ci scordiamo che ci sei e stai bene, è solo che di tanto in tanto abbiamo bisogno che ce lo ricordi per sentirti vicino e l’unica cosa che ci dà speranza e tranquillità.

Papà

11 maggio 2017

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