Tutto torna…

 

 

Ciao Papo,
in questa foto, sempre di sette anni fa, sei nel posto della foto di ieri tutti e quattro noi insieme. Sei vicino al ponte girevole, di fronte al castello aragonese nel centro di Taranto, la città natale di Nonna Mina. Indichi il mare, l’orizzonte, la rotta che la fantasia di ogni bambino persegue: giocare a diventare grandi.
Il sud è Sud, Totta se ne è accorta subito di quanto sia diverso rispetto a casa nostra. Io molto ingenuamente scrivevo ‘sta cosa un paio di anni al lago di Caldonazzo in Trentino:

“Osservarvi il panorama e ti spieghi i tratti caratteristici di chi ci è nato e vissuto: i romagnoli con quelle spiagge e quel mare orrendo, per forza sono simpatici, affabili e si sono dovuti emancipare… i trentini più duri per la rigidità del clima e contemplativi per le meraviglie della natura… i liguri poco avvezzi alla generosità perché pensali e costruiscili tu tutti quei terrazzamenti per poter coltivare un po’ di terra… quelli della pianura padana, gli Yankee nostrani, dalla bassa, tutto rasoterra e più disponibile, alla conquista del West… i veneti bestemmiatori e alcolisti perché crescici tu tra tutti quei pascoli e vigneti… la Maremma è bu(c)aiola, questo si sa… il romano candido e beato si culla ancora della superiorità dei suoi avi… campani, pugliesi, calabresi e siciliani dispersi nel mondo, non censiti, altrimenti più popolosi dei cinesi, a portare eccellenza e fantasia lontani dalla loro meravigliosa terra seminata con amore ma terreno troppo fertile per ogni tipo di mafia. Impari presto a vivere e ti porti addosso per tutta la vita ingegno e malinconia”.

Ieri tornando dal mare volevo far vedere a Totta e Matti la vecchia casa di mia nonna, cercandola e perdendoci siamo finiti in un quartiere dimenticato da dio, dalla nettezza urbana e dalle manutenzioni murarie. L’ambiente nel quale cresci per forza ti plasma ed influisce sul tuo essere. Ok il sole, il mare, la buona cucina, i ritmi di vita più a misura d’uomo ma spesso il sud mi mette molta malinconia e tristezza, credo anche perché al sud ho legati i bei ricordi di infanzia:

“1982, il mondiale vinto, la nascita di mio fratello, l’estate dai nonni a mille chilometri da casa. Gentile che strappa la maglia a Zico. I riccioli di Toni Schumacher e Joël Bats. La cinquecento dello zio Marcello e i campanacci in festa. “Tu sei sempre mia, anche quando vado via…”. Lo zio Gianni in divisa dell’aeronautica. Spadolini e Craxi. Leloro pipe e Pertini e Bearzot. Un gioco che sembra vero. Un mondo che sembra genuino. Una nazione e una nazionale che si rimboccano le maniche ed una per volta le cantano e le suonano ad Argentina, Brasile e Germania! Io a sette anni che vedo tutto dal basso in alto. Zoff che la ferma sulla riga di porta, Pablito che prima non ne prende una e poi che la mette sempre, l’urlo di Tardelli, l’eleganza di Scirea, i polmoni di Oriali, la classe di Conti. E’ stato fantastico e non tornerà mai più. Nella mia testa resta il film più bello che abbia mai visto. E posso rivederlo ogni volta che chiudo gli occhi!”.

Papo, come spero che nella Tua dimensione di Vita sia tutto più semplice, a misura d’Anima e senza la legge di sopraffazione che governa ‘sto mondo delle cose materiali che si vendono e che si comprano. Scrivevo ‘sta cosa anni fa per rendere la “Decrescita sobria” più affabile e alla portata di tutti:

“Tutto torna: Colombo, Cristoforo, salpa. Attracca. Pensa d’essere arrivato dove voleva arrivare ma è da tutt’altra parte. “Tessuti cavernosi (cazzo!) la terra allora non è piatta!” “E questi chi minchia sono?” Sbotta la ciurma. “I nativi americani”. Fa il più sbronzo di tutti. “E che cazzo ci fanno qui? Come minchia si sono permessi di abitare già qui? Con tutta la strada che ci siamo fatti!”. Quattro secoli di guerre e pian piano i Pellerossa vengono sterminati. Cancellati dalla storia. La loro cultura resta buona per qualche spettacolo al circo e qualche film di Hollywood. John Wayne ringrazia, Ronald Reagan addirittura diventa presidente.
Una terra sterminata, in tutte le valenze che la parola sterminata racchiude, humus su cui costruire il nuovo mondo, ma serve Manodopera. “Manodopera, serve manodopera! ‘Sti cazzi di indiani sempre fumati non hanno voglia di fare proprio un cazzo, minchia!”. Non ci crederete ma parlavano proprio così gli scopritori del nuovo mondo. “E dove cazzo minchia culo rotto andiamo a prenderla ‘sta manodopera? Credi che da casa qualcuno attraversi l’oceano per venire qui a rompersi le terga?” “I negri! L’Africa è piena di negri che non sanno che cazzo farsene di una vita!”. Gli africani vengono deportati in massa in America per produrre ricchezza.
Re, Borboni, Regno delle due Sicilie, Ducato D’Aosta, Savoia, tacco punta, tocca a Garibaldi che unisce la penisola italica. Passa qualche lustro e Mussolini la illumina, andiamo a sfaciar crani in Libia e in Eritrea per fondare il Grande Impero. Torna il sogno di Roma. Hitler, che va anche lui ad incandescenza, s’illumina anch’esso, ammaliato dalla prepotenza del Duce. Ma i tedeschi si sa son cazzuti, se fanno una cosa la fanno per bene mica come noi italiani, artisti, scopritori, scopatori, santi, navigati, poeti.
Gli abomini del baffeto germanico e di un intero popolo mietono sangue, sterminio, merda, che la storia moderna non può e non vuole dimenticare. Gli italiani? Garibaldi li aveva uniti, ma gli italiani già si sapeva, son dissociati anche da loro stessi come singoli, sono fascisti convinti, sono eroici partigiani. Gli italiani cosa sono? Sono un popolo? Unico, unito, alleato? Cos’è un popolo? San Paolo lo ha unito con una menzogna, deformando la figura e le parole di Gesù. “Cazzo ma allora è proprio un vizio!” Direbbero i primi conquistatori delle Antille occidentali, noi no, siamo educati!
Ma torniamo a bomba: il Re se la dà a gambe. La resistenza resiste. Sono arrivati gli americani e questi si ricordano che in realtà non sono americani, perché l’America non esiste più, è confinata in un piccolo ranch. Tornano nel vecchio mondo e ci liberano. Ci regalano sigarette e gomme da masticare, siamo schiavi per sempre. Benito Amilcare Andrea Mussolini da Predappio viene catturato, ucciso e appeso a testa in giù in piazza come un insaccato. Per alcuni il giusto destino di un porco, per altri, pochi fortunatamente, la fine del più grande statista che il bel paese ricordi. Divisi eravamo, divisi restiamo. Ma la storia è fatta! I tedeschi sono i cattivoni, le peggio creature che abbiano messo piede sulla terra, prima de “I Visitors”, agli italiani la palma di coglioncelli e bamboccioni, gli ebrei i perseguitati, gli americani diventano per sempre i liberatori. Da lì in avanti si impegnano ad asportare ovunque la democrazia.
Siano Beati gli indiani d’america ed il loro massacro, perché col senno del poi non si fa la storia ma ci si leva dai guai! Un olocausto poco famoso servito tre secoli dopo a liberarci dal nazi-fascismo. E gli schiavi d’Africa? Uguale! “Ma che cazzo, secondo voi avevano qualcosa di meglio da fare? Ma non lo vedete che sono arretrati! Esiste la razza, e la nostra è la migliore!” l’idole dei primi coloni si propaga di generazione in generazione, alla genetica non si sfugge! Bisogna castrarli da piccoli! E’ la risposta di una parte della Scienza. Hammurabi, e tutti i “taglioni” si leccano i baffi! Dopo 3700 anni hanno ancora ragione loro…
La torta è spartita: in Brasile si parla portoghese, in realtà genovese, ma non perdiamoci nei dettagli. In tutto il resto del sud America si parla spagnolo. In nord America inglese. In Australia inglese, anche lì gli aborigeni vengono sterminati, “Ma che diamine, per la corona, non si sanno proprio integrare! Bevono e basta, stanno nel loro ghetto, ma si vogliono dare una svegliata o no?”. In buona parte dell’Africa si parla francese. Non so se rendo l’idea, se cancelli le parole, la lingua, cosa resta?
In India un piccolo ometto se la prende a male per un po’ di sale. La fa cagare talmente dura agli inglesi con la sua pratica della non violenza che se ne tornano mesti dalla Regina, non prima d’aver dimezzato la popolazione indigena, s’intende!
Fine anni sessanta, piombo, tanto piombo, troppo piombo o sei un fascio o sei rosso, guardate il mappamondo, le linee dritte che delimitano gli stati africani. Non è proprio lì l’errore? Sembrano disegnate col righello da un bambino con smanie di megalomania, cosa è altrimenti un uomo potente, un ricco uomo d’affari. Cosa gli hanno fatto da piccolo? Scusate l’ovvio non si racconta, l’ovvio lo sanno tutti… Tutto, torna. Tutto normale, homo homini lupus, diceva quello che la sapeva tutta. Solo una cosa non mi torna, è peggio il forno stile german reich o comprare di continuo scarpe nuove modello stelle e strisce?”.

Papo, scrivevo di ‘ste cazzate, talvolta ti raccontavo della “Decrescita felice”, non regime di austerità imposto dai governi ma un aumento collettivo della Coscienza dell’uomo e della socialità, unica possibile soluzione alla disparità, all’iniquità, all’inquinamento, a questo stato delle cose su ‘sto cazzo di mondo.
Come in questa foto, mi ha sempre indicato l’orizzonte con la tua innata e Spassosissima Saggezza:

“Totta lamenta che le piace più il peluche delfino rispetto a quello foca regalatole da Babbo Natale lo scorso anno. Papo prova a spiegarle che se avesse il delfino le piacerebbe di più la foca. Io la prendo larga partendo da “L’erba del vicino”; passando per le nostre insicurezze che ci portano a desiderare e pensiamo di colmarle comprandoci sempre più cose nuove; per arrivare alla pubblicità che ci instilla finti bisogni per vendere sempre più merci e su insicurezze e desiderio ci ha costruito una Scienza; per finire con: ci basterebbero pochi cari affetti, dei buoni amici, e cose semplici come: divertirci, giocare, cantare, ballare, esprimerci e dedicarci all’Arte per essere davvero Felici! Papo: “Sì Pà, però che palle fare sempre le stesse cose”. Totta rincara la dose: “Papà ma Barbie capelli arcobaleno esiste davvero!”.”.

Un assurdo, bizzarro e divertente marasma è ‘sta vita di qua dall’Infinito, lo sapevi da sempre e per sempre ce l’hai insegnato.
Papo, vieni con noi a farti un bagno al mare, mi aiuta a non pensare, Grazie!
Papà

10 agosto 2017
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