Vado a farmi il mondo

 

Ciao Papo,
ieri sera con Totta e Mamma ci siamo guardati Staying alive. Sì quel vecchio film sulla danza, il ballo in realtà è passione e pretesto del film, il messaggio di fondo è che anche sei hai un talento esplosivo ed una faccia di tolla come pochi, ciò che ti separa dai tuoi obiettivi e dalla realizzazione dei tuoi sogni è dedicarti anima e corpo a ciò che vuoi ottenere e lavorarci a testa bassa. Di contorno la prima ballerina, bella, ricca e stronza ed una ballerina di seconda fila, bella ma troppo buona ed umile per uno spaccone come Tony Manero. E’ stato bello guardare un bel film insieme a Totta dall’inizio alla fine senza interruzioni, ansie, telefonate, messaggi, mail, uozzap. E la nostra Lettera ieri non te l’ho scritta, so che chi me lo ha domandato lo ha fatto per affetto ma non è una cosa che deve essere così per forza. Forse Papo si sono dimenticati che questa è la quarta settimana che oltre a scriverti come tutte le notti, ti scrivo almeno altre quattro ore in Garzanti. Sono un pelo stanchino e la Lettera ha il suo spazio, il suo senso ed il suo motivo, è capitato solo due, tre volte in questi primi sei mesi con te di là dall’Infinito ma piuttosto che scrivere una roba finta, forzata e priva di senso ed emozione preferisco non scriverti. Anche perché mica ce l’ha comandato il dottore o il Guinnes word record di scriverti ogni giorno.
Papo, io so usare le parole? O so usare i sentimenti? O entrambi? Io uso? Io lascio solo fluire perché non riesce a stare tutto chiuso dentro… di persona non parlo di te, dei nostri drammi e cazzi se non mi viene espressamente chiesto di parlarne. Io di persona sono nonostante tutto un allegro minchione. Le mie parole scritte stridono col me stesso di persona? Io penso che una bella battuta, un pensiero poetico e profondo ed un sfogo di rabbia e dolore siano dentro me le stesse identiche cose, sono come sono fatto. Tu sei fatto allo stesso identico modo, conoscendo te ho imparato a conoscere me. Quanti consigli avrei potuto darti e quanti errori avrei potuto evitarti. Ma poi i tuoi sbagli li avresti dovuti fare tutti tu da solo.
Papo, non te l’ho mai detto, perché ai bambini va infuso coraggio a pacchi ma quando uscivi da un patatrac la vita e le emozioni erano questi:

“Sono passati tre mesi e mezzo dall’ultimo patatrac che ha colto Papo ed ora che sto finalmente meglio ed ho raggiunto un mio particolare piccolo e prezioso equilibrio mi sento di poter dire quello che voglio dire da un pezzo…
I genitori di bambini con seri problemi di salute diventano un po’ bipolari perché quando i figli stanno male gli vengono i SuperPoteri e nulla li scalfisce, la lotta è talmente dura che non si può abbassare la guardia; poi c’è il periodo di contentezza estrema quando tuo figlio supera i momenti più critici e ti senti Felice che manco vincere Pulitzer, Nobel, Oscar e Pallone d’oro tutti insieme ti darebbe la stessa Gioia; quindi torni alla normalità, calano le tue protezioni, la normalità ha i suoi limiti ed è il periodo peggiore perché tutta la stanchezza e le preoccupazioni ti assalgono; finalmente passa il tempo che serve, tuo figlio tutto sommato sta bene, e ti torna la voglia e vuoi fare il Meglio Possibile per lui, per chi ha problemi come lui e per Ringraziare che lui sia ancora qui a guidarti e combattere. Non so le altre persone ma almeno a me funziona così.
Detto questo chiedo scusa a chi mi ha scritto e telefonato e non gli ho risposto o sono stato lapidario, a chi mi ha invitato a fare serate di cabaret che ho rifiutato, io che non sono nessuno nel mondo del cabaret, è che io perdo tutto il mio potere comico se salgo sul palco pensando a Papo e a Davide, il Drago. Sono tre mesi e mezzo che non salgo su un palco e non ne ho ancora nemmeno la voglia, l’anno scorso dopo il primo patatrack di Papo non sono salito sul palco per otto mesi. Non voglio parlare del cabaret, se mi andrà dedicherò un post specifico all’argomento, è per dire che certe cose che ti piombano addosso ti scassano le ossa e la volontà. Io non riesco a trattarmi bene. Non so mai cosa voglio e cosa è giusto. Non corro, non gioco a calcio, non faccio più cabaret. Non mi frega un cazzo di niente… Manderei tutto a fanculo purché Papo stesse bene! Io non vado a correre perché Papo non può correre, non vado a giocare a pallone perché Papo non può giocare a pallone, non vado al cabaret perché non mi sento tranquillo ad uscire la sera, non mi piace lasciare da sola la mia famiglia e la mia attenzione se continuo col cabaret è rivolta anche al cabaret. Io invece mi sento di dover stare sul pezzo. Una valvola di sfogo però serve… Ciò detto: io non so farmi aiutare… quindi se c’è qualcuno che vuole aiutarmi volentieri! Ma non venite a dirmi: “Ti sono vicino” e poi mai visti né sentiti… “Ti sono vicino” quante volte me lo sto sentendo dire… come fate a dirmelo che nemmeno io so come starmi vicino e darmi una mano!!? “Ti sono vicino” e non ci si vede mai… Per ora va così… tante scuse a tutti quelli cui non ho risposto e augurato buon anno. Non so cosa augurarvi. Di sicuro so di non augurarvi quello che viviamo io e Nicoletta ogni Santo giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni istante. E la cosa più subdola, siccome un cuore pazzerello va in tilt non solo per l’affaticamento fisico ma anche per gli stress emotivi e gli incubi è che in tutto ciò io, non esistendo colpevole, vorrei solo passare intere giornate a bestemmiare e dare pugni e calci a destra e a manca, per ora mi faccio solo male mangiando come una bestia, non avendo più passioni ed interessi, ma Papo ha bisogno di serenità e quindi si cerca il più possibile di stare tranquilli e di pensare a cose belle e divertenti da fare insieme. Sempre ringraziando Dio, Allah, Zeus, Giove, Buddha, Madre Natura, la Cioccolata spalmabile, la Lasagna, le Pappardelle ai funghi e la Birra Radler. Baciandoci il culo lussandoci il rachide perché Papo è qui e le sue condizioni generali sono stabili, buone! Ma quanto è dura l’avventura… Va spostata l’attenzione dalle cose brutte alle cose belle ma non ci vuoi provare perché senti di dover vivere a pieno il tuo dolore fino a quando al culmine della passione ti dici: “Basta cazzo!” e cominci a stare meglio! Sto meglio, sto quasi completamente bene, ho sempre quella preoccupazione che mi accompagna ed il telefono attaccato al culo scongiurando che suoni per cose brutte.
Però per cortesia, solo una cosa vi chiedo, è colpa mia e del dover dire a qualcuno e gridare al vento come mi sento, però voi non dite a chi è costretto suo malgrado a cibarsi di cazzi amarissimi: “Ti sono vicino”. Se gli siete amici organizzate qualcosa per vedervi, uscire, stare insieme. Se non lo conoscete non so nemmeno io cosa pensare di ‘ste relazioni virtuali da social network… so solo che un “Ti sono vicino” buttato lì a me, che probabilmente ho un carattere di merda, fa non poco girare i coglioni.
Buonissima fortuna e buone cose a tutti!
Andrea e Arcano”.

E adesso è come è, le montagne russe al ritmo di un carillon. La verità è che “Ti sono vicino” un paio di palle, ogni giorno ogni persona ha da sbrigare i mille cazzi nei quali ha gettato la sua vita. Tu avevi capito benissimo che era totalmente inutile questo atteggiamento e come Tony Manero dopo aver rubato la scena alla protagonista: “Sei andato a farti il mondo!”.
Papà

1 marzo 2017

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