Il senno di prima…

 

 

Ciao Papo,

scrivendo il tuo libro “La Rivoluzione d’Amore” in un capitolo mi era venuto da mettere insieme uno dopo l’altro dei fatti curiosi ed eloquenti. A ripensarci e rileggerli col senno di poi mi spiazzano e mi fanno pensare che forse tu o una parte del tuo sentire qualcosa sentiste o sapeste. E’ così Papo? Quanto meno mi fa riflettere il fatto che tu le dicessi, sempre col tuo fare scherzoso e sbarazzino. Ovviamente non le posso mica sapere e ricordare tutte ma queste sono parecchie.

A tre anni dicesti: “Papà che palle la vita…”. Papà: “E perché Papo?”. Papo: “Perché si vive, poi si muore, poi si vive, poi si muore, poi si vive poi si muore…”.

Quando morì Davide ci domandasti: “Ma se ad Amsterdam morivo io Davide rimaneva vivo?”.

Un po’ più grandicello te ne uscisti con: “Dentro la paura, fuori l’avventura!”. E io ti domandai: “Bellissimo Papo! Ma spiegami bene, cosa vuol dire?”. Tu: “Vuol dire che dentro hai paura di sbagliare a fare le cose nuove ma fuori c’è l’avventura di farle”.

A scuola scrivesti: “Dai puoi farcela a saltare, per me, ora prendi la rincorsa e salta per me! Poi cammina e fallo per me. Ora che sai fare tutto, sdraiati là e diventa viziato, poi quando ti stufi muori” ci lasciasti sbigottiti, poi capimmo.

“Non ho paura, ho paura di aver paura”. Mi dicesti così all’età di nove anni, eri già entrato ed uscito più volte dal suo corpo e da questo mondo terreno per dare un occhio ad altre dimensioni di spazio, tempo, spirito e materia?

Per me un bimbo di 10 anni che finisce all’improvviso di là dall’Infinito ha di default il Master in Capo Anime Supreme! E fa in Gran cazzo che gli pare per l’eternità e per tutte le prossime reincarnazioni! Chissà come funzionano le storie delle nostre anime… sicuro il dolore le fa evolvere. Ma mi domando: io, Mamma, sopra a tutti che di dolori ne ha patiti oltre ogni ragionevole limite, e tutti i nostri cari eravamo così cessi da dover buttar giù tutta questa merda?

Ti ricordi Papo quella volta l’inverno scorso in cui ti mettesti a piangere a dirotto perché non volevi diventare grande? Ce l’hai fatta cazzo… eravamo in macchina e stavamo andando da Viola, Simo e Davide a mangiare una pizza e giocare a bowling. Una disperazione, non riuscivamo a calmarti, t’avevano preso tutti insieme ansia scoramento e sconforto. Altre volte invece guardando foto e video di quando eri piccolo dicevi che eri più Figo, Simpatico e Diverente da piccolo. Che robe strane a ripensarle con il senno di poi. Le boutade, i capricci e le insicurezze di un bambino o le avvisaglie di una qualche parte della propria coscienza che percepiva qualcosa in più di noi altri?

Perché da bambino mi colpì così tanto la storia del film “Incompreso”?

Perché da bambino mi sentivo quello che doveva proteggere il suo compagno di classe con un handicap fisico?

Papo, se vado avanti ad elencare i “Perché?” della mia vita non se ne esce e sembra quasi che me l’andassi a cercare la vera tragedia… ed io che pensavo solo di rendermi utile, di fare del bene, di vivere in modo allegro e spensierato nonostante … perché quando ero ragazzo sul mio furgone avevo scritto:

“Carved upon my stone

My body lie, but still I roam
Wherever I may roam”.

Sulla mia lapide sarà scolpito
Il mio corpo qui giace, ma io continuo a vagare
Ovunque io possa vagare

Perché mi è tornata così inesorabilmente indietro questa canzone dei Metallica che ho tanto amato?

Papo era un destino segnato? Me la andavo a cercare? Erano segnali?

Io credo siano storie di Anime, incomprensibili per noi che stiamo da questa parte dell’Infinito.

Papo, me lo prometti che quando andremo a pescare me le fai capire tutte queste cose?

Perché da qua non si riesce proprio a spiegarcele…

E il tuo rapporto a dir poco viscerale con la cacca? Con la mamma e Totta ci sono venuti in mente:

Una delle prime parole che hai detto dopo “Mamma”, in principio fu la cacca…
Papo: “Mamma”.
Mamma: “Sì amore?”.
Papo: “Un mimo mmh”.
Mamma: “Cosa amore?”.
Papo: “Mamma!”.
Mamma: “Sì gioia?”.
Papo: “Mi mi mi uhu”.
Mamma: “Amore, non capisco…”.
Papo: “Mamma!”.
Mamma: ”Dimmi amore!”.
Papo: “A mi mi oh ne na”.
Mamma: “Gioia ma che dici?”.
Papo: “Mamma!”.
Mamma: “Sulla prima ci siamo, ma la seconda qual è?”.
Papo: “Brum Brum cacca!”.

Come titolo del tuo libro di battute avevamo poi scelto: “Mamma ho fatto la cacca dura come gli zoccoli di uno gnu!”.

Alla fine dell’ultimo giorno di materna nella giornata di prova alle elementari di sei cagato addosso perché non volevi andare nei bagni della scuola.

Durante il ricovero a Niguarda, per la sincope a scuola di novembre 2014, c’era gente a trovarti, ti scappava la cacca, non sei potuto andare immediatamente in bagno ed il battito ti è schizzato a mille con grande spavento della mamma.
Erano avvisaglie? Coincidenze significative? Avremmo dovuto capire qualcosa? Abbiamo sempre avuto gli occhi vigili come fanali nella notte, tentando sempre di non farti pesare nessuna situazione…
E poi quest’estate sei morto per una cagata. Viene da chiosare il discorso con un: “Insomma una vita di merda…”. Stai ridendo Papo? Ci hai insegnato a ridere ed essere Leggeri davanti a tutto perché forse è proprio vero che la morte è solo una porta verso qualcosa d’altro. Ma noi siamo rimasti di qua, testone che non sei altro, potevi andare nel bagno del bar del campeggio ed invece hai preso su la tua bicicletta, sei venuto su da quella maledetta salitella, ci siamo guardati per l’ultima volta, mi hai sorriso e mi hai detto: “Papà, mi scappa la cacca!”. Le tue ultime parole, l’ultimo sguardo, l’ultimo sorriso, poi la nostra corsa disperata a chiedere aiuto, l’interminabile massaggio cardiaco, la guerra del Vietnam, lo sbarco in Normandia, Nassiria, i bombardamenti in Siria, gli attentati di Parigi e il terremoto nelle Marche tutti scatenati sul tuo bellissimo corpicino di scricciolo e nei nostri occhi, nelle nostre menti e nei nostri cuori. Ha ragione Mamma, come al solito, come sempre, tu non eri più dentro il tuo delizioso involucro terreno, eri a correre libero altrove, a mangiare tutti i funghi e tutte le lasagne che ti desideravano, a guardare ore ed ore di film violenti pieni di parolacce, uno dopo l’altro “Una notte da Leoni” il primo, il secondo ed il terzo e “Deadpool” come gran finale! Non è una magra consolazione, è la nostra Verità, Papo. È ciò che ci fa andare avanti. I tuoi Meravigliosi dieci anni di Vita. La tua Bellezza, la tua Spensieratezza, la tua Allegria, la tua Strafottenza, la tua Sagacia e la tua Ironia. Hanno vinto su tutto e tutti! Ti hanno reso Eterno alla faccia di quel cazzo di cuore che ha deciso di fermarsi per sempre. Sono stati, sono e saranno il Leggero Insegnamento e il Nutrimento di ogni nostra giornata.

Questo pezzo non sarà nel libro. Forse troppo “accanito” e “morboso”. Il libro è un romanzo epistolare scritto con lo stile delle Lettere ma non sono le Lettere. Il libro è l’omaggio alla tua vita, al bis di vita che stai facendo ancora in mezzo a noi, alla tua vita altrove, alla speranza ed alla vita comunque e all’Amore, l’unico che coi suoi modi strambi e spesso incomprensibili tutto lega.

Papo, la Fede non sa spiegare la scienza. La Scienza non sa spiegare la fede. La Natura tutto sa ma né prega né raccoglie ed analizza dati, solo Vive. Quel che a noi resta di certo è che Meraviglia e Mistero della Vita e della Morte vanno comunque affrontati col sorriso. Ce l’hai insegnato tu.

Papà

17 marzo 2017

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