KALPA E PAPO

 

 

Ciao Papo,
sto riprendendo a leggere, non ci riuscivo perché non riuscivo a concentrarmi ed anche perché non volevo che il nostro flusso fosse influenzato da altro che non fossimo io, te e noi Famiglia. Senti questa che ho letto in un manuale di elaborazione del lutto per bambini e ragazzini: “In fin dei conti, per una mente ben organizzata, la morte non è che una nuova, grande avventura”. Lo dice Albus Silente in Harry Potter e la Pietra Filisofale. Questa invece l’ha detta Totta in pieno delirio da montaggio del castello di Hogwarts di Harry Potter della Lego, in una torre c’era una scala a scomparsa, Tu, con in mano Harry, per farla uscire fuori inventasti la formula magica: «Scalus scendus». Mentre me la ghignavo, Totta, con in mano Hermione, a rincarare la dose: «Scalus fai come primus!».
Papo, seguendo il consiglio di Enrico Galiano, un bravo professore delle medie, nonché, come Te, Totta e me, autore Garzanti, ho comprato un libro molto simpatico dal titolo “Lost in translation” raccoglie parole di alcune lingue del mondo che in un unico vocabolo riescono a spiegare un concetto articolato ed esistono solo in quella lingua e non in tutte le altre. Ti faccio un esempio, in malese hanno inventato la parola per descrivere il concetto: “Il tempo necessario per mangiare una banana”, si dice: “PISAN ZAPRA”. “PORONKUSEMA”, è finlandese, esprime: “La distanza che una renna può comodamente percorrere prima di fare una pausa”. “IKTSUARPOK” è un sostantivo inuit e vuol dire: “Senso di aspettativa che ti spinge a uscire ripetutamente per vedere se magari qualcuno sta arrivando” in effetti Papo c’è un via vai da quelle parti… pensa che c’è anche il vocabolo che spiega la malattia dalla quale è affetto Zio Pallo: “Tsundoku” è giapponese e spiega: “Un libro comprato ma non ancora letto, di solito impilato con altri libri mai letti”. Mamma me lo fa trovare sul tavolo, arrivo dalla pausa pranzo, scarto il cartoccio nel quale è avvolto, do uno sguardo alla copertina, apro a caso la parola che mi saluta è: “KALPA”, è sanscrito e fa così: “Il passare del tempo su scala cosmologica, infinita” e per l’ennesima volta in questi ultimi dieci mesi ho la conferma che il caso non esiste.
No Papo, la parola che definisce chi non ha più un figlio in questo mondo non c’è nemmeno in questo libro. Quella parola immagino possa essere descritta da questa palla rotolante di Parole Belle che mi ha scritto un’altra autrice che si chiama Ketty D’Amico:
“99 battiti più uno, il più grande, il più potente, per farlo vivere sempre, per l’eternità perché ciò che la Natura non ha dato a Papo, sei riuscito a trasmetterlo tu con questo libro. Ho letto le pagine, me le sono gustate fino in fondo: potrei dirti che hai fatto nascere il Papanesimo – corrente filosofica adoratrice della Lasagna – o che attraverso i fogli ho visto un amore viscerale e un dolore altrettanto forte. Ma ti dirò invece questo, Ciuccellone che non sei altro: quel fottutissimo libro, che parla di un bimbo morto, è un inno alla vita e al saperla affrontare con coraggio tutti i giorni. Non importa quanto sia dura, quanto sia difficile, non importa neanche che i secondi scanditi dal nostro timer siano quasi alla fine. Ciò che conta è viverli fino in fondo. Perché, chi vive con la paura è già bello che spacciato, morto prima del tempo. Per questo Papo è eterno: lui alla Morte ha riso in faccia.
Detto ciò, ho intravisto tutto il fardello che ti porti dietro, la fatica di ridare una parvenza di normalità alla vita, la necessità anche di gestire tutto l’affetto che vi è piovuto di sopra. Stai facendo un ottimo lavoro, sono fiera di te e delle parole che hai usato. Ti voglio un gran bene, Minchione!
Ps: ci hai regalato un figlio, e questo è l’atto più coraggioso e generoso che io abbia mai visto. Non mollare, Andrea!”.
Tu quando eri piccolo e non sapevi dire di chiamarti Jacopo hai inventato una nuova parola: “PAPO”, questo vocabolo dal suono così allegro e dolce descrive questo concetto: “Bambino SuperEroe che dopo aver preso a pernacchie il Mostro, sconfisse il canonico concetto di morte e Visse per Sempre di qua e di là dall’Infinito”.
Papà

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